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Frammenti

Sfigometro

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De compositione

Esiste soltanto ciò che lega gli alberi alle cose
Ciò che diluvia sulle rovine della memoria e della paura
Ciò che attiene alle concupiscenze e ai madrigali dell’anima
Ciò che si disconosce dentro certi sguardi ignoti
E anche ciò che diventa subito postumo.

Sono ferocità ancestrali queste miserie
Delle quali ci nutriamo, avidi di addii,
E non sappiamo più che farcene. Ed ogni cosa è un carcere
Con molte celle dove rognosi secondini
Fanno turni infiniti addosso ad ogni pelle.

Ma verrà tempo. Tempo verrà che prenderemoci
Per mano e andremo a trovare il tulipano
E assisteremo al suo profumo di silenzio
Come due bravi spettatori attenti a non dir nulla
Sull’orlo di una voce che non saprà venire.

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Sesquialtero


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L’idiozia dell’ammore

Mi dicono
se se
la fai facile tu
ma guarda te che roba eh
uno non fa in tempo a
a coso lì, comesidice?
a innamorarsi ecco
che subito viene
tipo da ridere
o da piangere
o da riderepernonpiangere
perché innamorarsi
non fa mmica parte
no no no
dei piani di chicchessia
– chicchessia è una bella parola! –
e ti ci ritrovi addentro
senza sapere come ci sei finito
però ti piace ti piace ti piace
daresti metà del cielo per sentirti
un idiota innamorato
e l’altra metà la daresti per
non smettere mmai
di capire che tutta la vita vale
l’idiozia dell’ammore.

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) Imploesia n. 27: Istanza vuota (

Prescrivo prescritte prescrizioni
ovunque sia meglioassai osservare un illimite
mi raccomando!
e peraltro congetturo sulla facilità con cui
mi ostacolo in ogni circostanza
e pure in qualsivoglia inopportunità la vita m’offra
perché io
(io non vorrei parer pedissequo, ma)
ma qualchevolta gli oggetti è come s’animassero
e mi venissero d’attorno e mi dicessero di
non fare il malandrino (sic) a perdertempo
dietro alle peripezie malsane di ‘sto core
(ma quale core, quale?)
e d’applicarmi, benpiuttosto,
a costruire solidi convincimenti sopra i quali
poggiar l’intero corso della vita
e poi, suvvia!
suv,
via!
provare a essere un po’ meno truce
quando mi rendo accorto del torrido silenzio
che ancora lui, lui sì marrano,
mi circuisce e mi seduce più del solito.

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) Imploesia n. 26: Orologio fermo (

Le avevano detto che sarebbe bastato
firmare un minuscolo modulo
e versare una poca caparra
per avere diritto a far parte
per sempre! e dico per sempre!
del club dell’amore deluso. E lei firmò
e versò.
E oggi è felice lassù, nel patio di zucchero
dove si vedono il cielo e il mare. E l’amore
deluso resta per terra, a mangiare
la polvere lenta degli anni, docile come
un fazzoletto di carta.

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Notte del marinaio

Io non so disegnare
E per questo non faccio che disegnare silenzi.
Il silenzio è facile da disegnare
Ma è difficile da guardare.
Io non so disegnare
Ma so guardare dentro il silenzio
Ma so attraversare gli spazi molli
Del mare e delle sue paturnie.
Il mare è la più sonora delle paturnie.

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L’ancia d’oboe

Bisognerebbe mettere da parte certe velleità
e muovere invece alcuni passi di danza
come se si stesse svolazzando.
Certe ore lunghe
che attraversano l’anima come pugnali irrisolti
sono deleterie.
Bisognerebbe essere un’ancia d’oboe.
Minuscola. Rarefatta. Eppure
capace di dare a un coso di legno
la voce di Dio.

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) Imploesia n. 25: Ossa molli (

Certe strade sono bestie selvatiche
Diffidenti
Anaffettive
Trasandate
Di prevalenza nascoste e poco interessanti
Ma in esse vi abitano nell’ordine:
   Il sole
   La pioggia
   Il vento
   La nebbia
   La neve
   La luna
   Tutte le stelle
   I riflessi dei rami
   I miraggi
   Il suono dei treni lontani
   Qualcosa che non sai dire cosa sia ma ti mette coraggio
E io le bacerei quelle strade povere e scalze
Dove un centimetro di spazio vale infinito
E sale verticale
Fino alle nubi ignude che stanno a guardare
Dall’alto dei cieli
Cosa accade su questa misera
Terra così terrestre
Terra così terrena
Terra così terra eppure
Così capace di avere strade
Perfette come bestie selvatiche.

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Polase 1 cp


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